Decreto Rilancio, programmi a sostegno delle imprese italiane

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Programmi a sostegno delle imprese italiane

Il Decreto Rilancio, varato il 16 maggio, prevede l’istituzione del fondo “Patrimonio Rilancio” di oltre 50 miliardi di euro a sostegno delle imprese di medie e grandi dimensioni (ricavi superiori ai 50 milioni di euro). 

Il fondo interverrà investendo nel capitale di società per azioni, anche quotate, con sede legale in Italia, ad esclusione delle aziende del settore bancario, finanziario e assicurativo tramite acquisizione di quote societarie, aumenti di capitali ovvero con prestiti obbligazionari convertibili. 

Il fondo, diversamente da quanto atteso (coinvestimento con altri soggetti istituzionali italiani) verrà finanziato esclusivamente dallo Stato con emissioni di titoli di Stato e di Cdp. I requisiti di accesso, le condizioni, criteri e modalità degli interventi saranno definiti con un successivo DPCM.

Per le aziende più piccole viene costituito il Fondo Patrimonio Pmi, gestito da Invitalia e finalizzato a sottoscrivere strumenti finanziari partecipativi.

Il decreto prevede anche il rafforzamento patrimoniale delle piccole e medie imprese con la previsione della detraibilità per le persone fisiche e della deducibilità per quelle giuridiche, per il 2020, del 20% della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di società di capitali. L’investimento massimo detraibile/deducibile non può eccedere l’importo di 2 milioni. L’ammontare, in tutto o in parte, non detraibile/deducibile nel periodo d’imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo. 

Alle stesse società è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale e comunque nei limiti previsti dal decreto (con un tetto massimo di 800.000 euro). La distribuzione di riserve prima del 1° gennaio 2024 da parte della società comporta la decadenza dal beneficio per il contribuente che ha sottoscritto l’aumento di capitale e per la società stessa e l’obbligo per tutti i beneficiari di restituire gli importi, unitamente agli interessi legali.

Se da un lato l’intervento dello Stato è fondamentale per superare la crisi, gli interventi pubblici di ricapitalizzazione destano qualche preoccupazione, soprattutto negli operatori di M&A e di private equity, in quanto potrebbero essere prodromici di una logica statale interventistica.

Il timore è che il fondo di emanazione pubblica non investa secondo le logiche del mercato e quindi vada a rappresentare un concorrente sleale dei fondi di private equity, che si ritroverebbero a non  avere opportunità d’ investimento con il risultato di ridurre le risorse alle imprese.

In aggiunta a ciò, il potenziamento del c.d. “golden power” (che originariamente assegnava al governo poteri di interdizione, indirizzo e orientamento nelle transazioni in settori quali la difesa e la sicurezza nazionale, nonché in taluni ambiti di attività definiti di rilevanza strategica in settori quali l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni), introdotto in via temporanea dal Decreto Liquidità e al momento non ancora operativo, avrà rilevanti effetti sul mercato dell’m&a.

Il rischio è che tale mercato rallenti sino a bloccarsi con effetti negativi sulle imprese intenzionate a farne uso quale motore di crescita e/o di rafforzamento, perché la misura riguarda tutte le operazioni su qualunque tipo di società, siano queste quotate o non quotate, di grandi o piccolissime dimensioni. Su ciascuna operazione il governo avrebbe diritto di veto.

Le modalità d’ attuazione sono però ancora in fase di definizione.

Ci si auspica perciò che le misure siano temporanee e, soprattutto, che ne siano esentate le pmi non quotate, così come accade in altri paesi europei.

Positivi sono invece da considerare gli interventi previsti dal Decreto per incentivare il mercato del venture capital, quali il rafforzamento del fondo per il sostegno al venture capital e degli incentivi fiscali per gli investitori in fondi di venture capital.

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