Gualtieri eliminare il contante

Il Governo vuole eliminare il contante

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Non sappiamo dire se l’uso o meno del contante sia la panacea per dare supporto alle imprese, ma pare che sia il pensiero del ministro dell’encomia e finanza italiano.

Gualtiero inizia dicendo che la :”Lotta all'evasione condizione per calo delle tasse. Puntare sui pagamenti digitali” e continua “Semplificazione, progressività, sostegno al lavoro, all’impresa e alla famiglia saranno i cardini del lavoro sulla riforma fiscale che è nostra intenzione riprendere. In questo quadro credo molto a un rilancio dell’impegno per la digitalizzazione dei pagamenti e il superamento del contante che avevamo avviato e le cui ragioni escono ulteriormente rafforzate da questa crisi”. In poche parole per Roberto Gualtieri, con la scusa del Virus, il momento è arrivato, si vuole passare alla sola moneta digitale. Detto così non fa una piega, peccato che Gualtieri non sia Ueli Maurer e nemmeno un membro del Consiglio Federale ma sia un Ministro del governo italiano. Già , in un paese normale tutto sommato non ci sarebbe nulla da dire, infatti in una democrazia in cui un fisco equo, chiede a un contribuente che lavora in un paese in cui la burocrazia ti permette di farlo, con norme sensate, e nel caso di contenziosi una giustizia rapida decide in maniera equilibrata chi ha ragione, tutto fila liscio.

Il punto é che di Italia si parla…..

Il fisco italiano sicuramente è tra quelli più invasivi al mondo e dei contribuenti italiani sa tutto.

I cittadini italiani sono stati messi spalle al muro e si sono dovuti denudare davanti all’amministrazione finanziaria italiana. Almeno a fronte di ciò ci si aspetta che, avendo il fisco tutte le informazioni, si possa almeno fare a meno dei commercialisti,…. macché! Fiumi di norme che cambiamo continuamente, contorte, interpretabili richiedono ancora di più figure che si sappiano districare tra la follia legislativa di questo martoriato paese. Si parla di progressività, suona anche bene ma, di grazia, visto che in Italia le tasse sono tra le più alte al mondo, cosa vuol dire aumentarle ancora di più alle ormai estinte fasce alte? E quando se ne saranno andate anche le ultime grosse aziende rimaste come potrà il ministro parlare di sostegno al lavoro, all’impresa (che fino ad ora ha trattato come un soggetto da demonizzare) e alla famiglia? Crede forse il ministro, che digitalizzando i pagamenti dei cd taroccati venduti in nero fuori dalla portineria imprese dell’Ilva di Taranto, si risolveranno i problemi di una economia che da vent’anni sta andando allo sfascio?

Crediamo fermamente che i problemi siano ben altri.

Che cosa si vuol fare della siderurgia in italia? questo per esempio è un grande tema

Si vuol far diventare il paese più competitivo grazie alla digitalizzazione? perfetto , si inizi col catasto e togliendo l’antico retaggio dei notai.

Si vuole creare lavoro? l’italia é il paese con il maggior numero di chilometri di spiaggia, invece che ammazzare la nautica si riparta da quella, si tolgano le tasse alle imbarcazioni e probabilmente tutti gli Yacht si riverserebbero sul belpaese con inimmaginabili ricadute economiche. Si cambi atteggiamento verso le imprese. Si riconosca il fallimento di anni e anni di vessazioni e si veda nell’impresa l’unico vero motore per la ripartenza. Gli imprenditori da sempre hanno cercato di fare del loro meglio, tentando di sopravvivere ad un sistema che li voleva morti. Poi il virus. Le imprese si sono fermate, lo stato ha imposto loro la chiusura e dopo anni in cui aziende e partite iva sono stati spremuti come limoni lo stato ha imposto lo stop. E nell’unico momento della storia in cui gli autonomi, non per loro scelta, si sono dovuti fermare e hanno teso per disperazione la mano alla stato , quello delle fatture elettroniche , quello degli scontrini digitali, quando hanno chiesto aiuto a quello stato li, lo stato ha risposto “ per me vali 600 euro….forse ….e te li darò quando voglio”

Fosse successo in un altro paese….

Ora togliere il contante non è di per se un tabù, diventa pericoloso farlo in uno stato di polizia finanziaria in cui se qualcuno si alza la mattina e decide che sei un evasore schiaccia un bottone e “digitalmente” perdi tutto anche i soldi per farti la spesa e pagarti un avvocato.

Un po di tempo fa all’epoca di Monti, quando il capo del governo mise tasse astronomiche sulle imbarcazioni, su un muro apparve un cartello su cui c’era la foto di uno yacht con la scritta:”Anche i ricchi piangono”

Vorremmo ricordare al ministro che i ricchi non piansero, spostarono le barche in Croazia e Baleari, fallirono più della metà dei cantieri navali italiani. Il resto fu comperato per due lire da investitori esteri. Il salone nautico di Genova divenne da allora una sagra paesana cedendo lo scettro a Cannes. Le marine di tutta la penisola andarono in grossa difficoltà e a tutt’oggi non si sono riprese. A piangere non furono i ricchi ma decine di migliaia di lavoratori.

Se si lega un cane con una corda al collo e lo si prende a bastonate o lo si uccide, appena può scappa. La storia dovrebbe insegnare, eppure si ritorna sempre li, al cane messo in un angolo da massacrare. C’è solo da sperare che un giorno non si giri e non morda.

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