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Stato di salute del mondo private equity

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COVID-19 ha diviso l'opinione della comunità europea del private equity tra coloro che si aspettano che il mercato del buyout si riprenda presto e coloro che si attendono che la stasi attuale del mercato duri tutto l'anno.

Gli ottimisti fanno riferimento all’ ingente quantità di liquidità a disposizione dei fondi d’ investimento che attende di essere impiegata, i segnali positivi provenienti dai mercati dei capitali e gli accordi di supporto alle imprese che continuano ad essere firmati. 

I pessimisti sottolineano il clima d’incertezza e la scarsa prevedibilità dei dati economico-finanziari delle aziende e quindi la difficoltà da parte dei fondi di potere fare affidamento su dati prospettici abbastanza solidi da potere venire finanziati dal sistema bancario.

Certo è che i volumi di acquisizioni da parte dei fondi sono scesi del 28% nel primo semestre di quest’ anno rispetto all’ anno scorso, con un valore in calo del 12,2% a 76,8 miliardi di euro (dati di Mergermarket).

Gli effetti del virus sono particolarmente evidenziati dal calo del 31% dell'attività tra il primo e il secondo trimestre 2020, poiché prima l'Italia, poi la maggior parte del continente ha imposto blocchi. 

Tuttavia, le società di private equity hanno continuato ad effettuare transazioni – anche di grosse dimensioni - nel periodo precedente e durante la pandemia, si veda ad esempio l'acquisizione da parte di Cinven e Advent per 17 miliardi di euro dell'unità ascensori di ThyssenKrupp oppure l'operazione da 2,8 miliardi di euro di EQT Partners e OMERS per il gruppo di fibre ottiche Deutsche Glasfaser.

In totale, gli sponsor sono stati responsabili del 28,6% dei 268,9 miliardi di euro di operazioni registrate nel primo semestre - un aumento significativo rispetto alla media semestrale del 20,5% degli ultimi quattro anni. 

La chiave per l'aumento dei volumi di M&A è la fiducia e la stabilità – l’attuale volatilità, anche se attenuatasi, è ancora un fattore limitante per un ritorno significativo delle operazioni di M&A in grande stile. 

Per quanto riguarda l’appetibilità per settore, le imprese attive nel settore tecnologico (ed attigui) hanno continuato ad attirare l'attenzione dei fondi, con 133 operazioni e 12,3 miliardi di controvalore in euro di operazioni. Anche il settore dei servizi finanziari ha tenuto (27 operazioni e 3,2 miliardi di euro). I settori più colpiti sono stati quelli dei beni di consumo (ma non il food) e “leisure” (tutto quanto ruota intorno al tempo libero/viaggi/ristorazione/alberghi), che hanno visto una diminuzione dell'attività rispettivamente del 41% e del 68% rispetto al primo semestre dell’anno scorso.

Purtuttavia, sono stati firmati alcuni accordi significativi che hanno coinvolto anche aziende del settore consumer e del tempo libero: il fondo americano KKR ha acquisito l’operatore olandese di parchi vacanze Roompot, stimata in 1 miliardo di euro, ed effettuato un investimento importante nel marchio di bellezza Coty. 

In questi casi si tratta di attività fondamentalmente sane – pur con difficoltà contingenti -, risultato di un solido e resiliente business model. Società di questo tipo troveranno, anche se attualmente un po’ “ammaccate”, sempre degli investitori interessati.  Tali aziende potrebbero ad esempio scegliere partner di minoranza per navigare la crisi e rafforzarsi in vista della ripresa. L’ aumento delle operazioni M&A di minoranza degli ultimi mesi ne è comprova.

ll rimbalzo dei mercati azionari globali ha creato un rinnovato senso di ottimismo, con la Federal Reserve statunitense e le banche centrali europee a sostegno della ripresa economica post-COVID-19 con effetti benefici anche sul mercato delle fusioni e delle acquisizioni. Il rimbalzo della fiducia potrebbe lentamente estendersi anche ai mercati del debito rilanciando in maniera massiccia l’attività dei fondi d’investimento.

E comunque, situazioni d’ incertezza offrono opportunità per acquirenti disposti ad accettare livelli più elevati di rischio, come dimostrato dall’ aumento significativo di operazioni M&A nel periodo immediatamente successivo alla crisi 2008/9 ovvero dopo lo scoppio della bolla dot.com al volgere del millennio.

Il flusso di operazioni potrebbe provenire anche da scorpori aziendali, con aziende in necessità di trovare soluzioni rapide per puntellare i loro bilanci e per rilocalizzarsi sul loro core business. Questa è un area attentamente seguita dai fondi d’ investimento sia per quanto riguarda le società quotate che quelle private.

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