M&A in Italia buoni affari

M&A in Italia ora è il momento dei grandi affari

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Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il PIL reale globale si contrarrà del 3% nel 2020, con le economie più avanzate che registreranno un calo ancora più marcato del 6,1%.

Le operazioni di M&A tendono a seguire i cicli economici. 

Pertanto, non c’è da stupirsi se dette operazioni a livello globale siano diminuite - in termini di valore - del 39% nel primo trimestre di quest’anno, come rilevato in uno studio di mergermarket. I dati per il secondo trimestre non lasciano presagire un’ inversione di rotta.

Ciò che accadrà dopo è ancora incerto e sarà determinato da molti fattori che esulano dall'ambito delle operazioni di M&A - decisioni del governo sulle misure di supporto, lo sviluppo di trattamenti e la scoperta di un vaccino, ecc. 

A differenza della grande crisi finanziaria di dieci anni fa, però, questa crisi non ha avuto origine nei mercati finanziari. Questo significa che il settore finanziario è meglio posizionato e può continuare a fornire finanziamenti e sostegno alle imprese.

Le società ed i fondi di private equity con disponibilità liquide cercheranno “l’affare”. 

Svariati studi dimostrano che, in media, il ritorno dell'investimento per le operazioni effettuate in situazioni economiche deboli supera quello delle operazioni effettuate in periodi di forte crescita economica. 

Le imprese con buon rating creditizio avranno accesso a finanziamenti molto più economici che in passato da utilizzare per operazioni di consolidamento M&A. 

La maggior parte dei fondi di private equity ha ancora accesso a significanti riserve di liquidità a basso costo, che potrebbero fare ripartire le operazioni di M&A. Al momento, tuttavia, molti fondi si stanno ancora concentrando sull’ analisi alle ed il supporto delle proprie società in portafoglio. Una volta completato l’assestamento del portafoglio, ci si può attendere una ripresa dell’attività dei fondi soprattutto per acquisizioni “add-on” volte ad arrotondare/incrementare le piattaforme aziendali in portafoglio. 

Un’ incertezza che andrà superata è quella delle valutazioni. L’ attuale crisi ha infatti comportato una completa incertezza sulla valutazione futura. Nelle operazioni di M&A, le valutazioni si basano di solito su flussi di cassa storici e su una previsione

di guadagni futuri. In presenza di una significativa incertezza sui futuri flussi di cassa, gli acquirenti sono nervosi per i potenziali rischi che potrebbero incorrere. Il tutto, è esacerbato dal fatto che questa crisi è avvenuta all'improvviso con interi settori che hanno visto i loro ricavi ridursi a zero. Di certo è che il livello dei multipli transazionali è diminuito rispetto alla situazione pre-Covid.

Nel 2009, la crisi è stata causata da una strozzatura dal lato dell’offerta, cioè le banche hanno smesso di concedere prestiti. 

Questa volta, in realtà, ci vediamo fronteggiare una strozzatura artificiale dal lato della domanda.  Le restrizioni che sono state messe in atto in risposta alla pandemia

hanno praticamente cancellato la domanda di prodotti e servizi (ne fanno eccezione alcuni settori quali l’assistenza sanitaria, le telecomunicazioni e qualsiasi attività basata su cloud). Ci si può quindi augurare che, una volta che le restrizioni vengano eliminate, la domanda ritorni a livelli non dissimili da quella di prima della pandemia, in particolare nei settori più resilienti. 

Questo comporterebbe una ripresa del mercato M&A, che nel frattempo si rivolge a tematiche di ristrutturazione e di operazioni selettive da parte di quegli operatori che intendono approfittare delle opportunità che sempre si presentano in fasi di rottura con il supporto pero’ di una liquidità sistemica di notevole dimensione.

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