L’ M&A ai tempi del COVID-19

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Qui di seguito alcune considerazioni sugli effetti dell’attuale crisi COVID-19 sul mercato M&A.
Fino a metà febbraio sembrava che i mercati finanziari potessero rimanere sostanzialmente impermeabili agli effetti del COVID-19 imperversante in Asia. 
Alcuni partecipanti al mercato ritenevano che il virus potesse essere confinato principalmente alla Cina, ovvero che i paesi con una forte struttura sanitaria sarebbero stati in grado di contenerlo ovvero, che se anche la malattia fosse diventata pandemica, i mercati avrebbero reagito nello stesso modo della crisi SARS e MERS, cioè con una caduta contenuta seguita da un rapido rimbalzo. 
La realtà è negli occhi di tutti: dal picco del 19 febbraio, gli indici MSCI, S&P 500 e STOXX Europe 600 hanno perso tra il 30% e il 35% (pur con un certo recupero successivo). Allo stesso tempo, la volatilità è schizzata alle stelle, con l'indice VIX che ha raggiunto a tratti l'83%, un livello ultimamente visto dopo il crollo della Lehman Brothers nel 2008, e con una recessione globale alle porte.
È evidente che il mercato M&A, da sempre correlato all’ andamento dei mercati dei capitali ed alla percezione di rischio inteso come volatilità degli stessi, risenta del deterioramento dei mercati e dell’economia reale. 
Già prima della crisi, il numero di operazioni di M&A mostrava a livello globale una leggera tendenza al ribasso. 
È molto probabile, che questa tendenza acceleri, almeno nel breve termine. Tuttavia, sebbene molte transazioni sono state cancellate, la maggior parte di quelle in fase avanzata sembrano subire si dei ritardi ma proseguono.

Ed il prossimo futuro? 

Diversamente dal 2008, stiamo vivendo una crisi indotta e non finanziaria. L’ incertezza ai massimi livelli avrà comunque un effetto sulle operazioni di finanza straordinaria:
Il mercato degli IPO (Initial Public Offerings – quotazioni in borsa), di fronte al crollo delle valutazioni ed all’ aumentata volatilità, non offrirà sbocchi alle aziende, presumibilmente fino all’ inizio dell’anno prossimo;
Il mercato dei finanziamenti a leva (leveraged debt financing) è sostanzialmente chiuso con l’effetto che i fondi di private equity – pur avendo disponibilità liquide notevoli – si asterranno da nuove acquisizioni fintanto che tale situazione perdurerà.
Per quanto riguarda il mercato del M&A e gli effetti del COVID-19, ci si può attendere il passaggio da un mercato, come quello degli ultimi 4/5 anni, nel quale i venditori potevano dettare prezzi e condizioni ad un mercato dei compratori.
L’aumentata incertezza comporterà, da un lato, una riduzione significativa dei parametri valutativi e dall’ altro una riduzione nel numero assoluto di operazioni riducendosi sia il numero di coloro che – a fronte di prezzi ridotti – saranno disposti a cedere (se non costretti a farlo) e di coloro interessati ad acquistare.
In termini di settori, è evidente che alcuni settori quali il farmaceutico (ed il sanitario in generale) e tutto quanto gira intorno al tema della digitalizzazione e della telecomunicazione sono e saranno i vincitori in questa crisi. Però anche altri settori più tradizionali (si pensi ad esempio all’ alimentare, soprattutto nell’ accezione di distribuzione al dettaglio), tipicamente anticiclici, risentiranno meno degli effetti della crisi, ovvero ne potranno addirittura trarre giovamento.
La mutata costellazione di mercato offrirà opportunità per operazioni di “distressed M&A” (acquisizione di società con una situazione finanziaria precaria), ma vedrà anche maggiormente operazioni di M&A ispirate a logiche strategiche di aggregazione industriale onde creare masse critiche per raggiungere economie di scala su una dimensione sia nazionale che internazionale. Pertanto, ci si potrà attendere un maggiore coinvolgimento da parte di investitori industriali rispetto ai puri finanziari.
Concludendo, si può affermare che l’M&A ai tempi del COVID-19 sarà presumibilmente utilizzato per scopi diversi da quelli perseguiti negli ultimi anni. Presumibilmente più difensivi ma, senz’ altro, rispondenti ad obiettivi più strategici/industriali che meramente finanziari.

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