Problemi riaperture frontiere italiane 3 giugno

Frontiere chiuse, pasticcio all’Italiana.

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L’Italia ha deciso di riaprire le sue frontiere il 3 giugno, ma a quanto viene fatto filtrare dal portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) Daniel Bach a Berna, non è detto (anzi) che la Svizzera e gli altri stati membri facciano altrettanto. Sembra abbia dato “fastidio” questo scatto in avanti italico. 
Ripercorriamo quanto accaduto : fino a una settimana fa il governo italiano non sembrava affatto propenso a riaperture verso i paesi confinanti, ma nello stesso periodo Germania, Austria, Francia avevano già coordinato le riaperture per il 15 giugno. Evidentemente, il tema del turismo, delle relazioni commerciali tra stati era sfuggito al governo del bel paese, salvo farselo poi ricordare dai settori turistici alberghieri, balneari di tutta la penisola. Probabilmente, neanche le suddette pressioni di categoria avrebbero portato ad alcun che, se non fosse poi emerso il grave mancato gettito fiscale che tali prolungate chiusure avrebbero sicuramente conseguito a far cambiare idea all’esecutivo. Contemporaneamente Croazia e altri paesi parlavano già di salvacondotti turistici.
Da qui illuminante idea, “fregare tutti sul tempo” un po' quel che succede qui in Ticino, quando sei in coda e vedi una macchina che sorpassa due chilometri di coda, poi due metri prima dello svincolo si imbuca dentro rischiando di fare un incidente (auto rigorosamente con targa italiana), il ragionamento é lo stesso.
Mentre tutti stanno discutendo su come e quando riaprire, si diserta il vertice e poi dentro a gamba tesa, appena so quando aprono gli altri io riapro un bel due settimane prima,…. complimenti!
In effetti si, le frontiere vanno senz’altro aperte e al più presto anche. Oltre ai danni creati dal governo al turismo, per i silenzi delle ultime tre settimane, non dando date di riapertura, ci sono anche altri aspetti meno evidenti ma non meno importanti.
Il costante flusso di intermediari svizzeri che tutti i giorni varcano il confine si è drasticamente ridotto, e questi intermediari sono soggetti che comprano beni e servizi in Italia e li rivendono in Svizzera. Negli ultimi giorni si sono spinti, anziché a sud , a nord, oltre il Gottardo, reintessendo relazioni con fornitori tedeschi che sono competitivi come quelli italiani, financo migliori. Entrare in Italia per lavoro è un’odissea, controlli rigidissimi alle dogane, certificazioni, autocertificazioni, code, meglio un giretto in Baviera. Questo riguarda anche i fondi di investimento e le operazioni di M&A , che vedono la ripartenza delle aziende italiane incerta, confusa, disomogenea, se tempo si deve investire, meglio farlo dove ci sono certezze e unità di intenti. Altro treno perso per il bel paese già fragile.
Oggi la situazione è questa:
Se un italiano vuole entrare in Svizzera:
O ha un permesso di lavoro o non entra
Se uno svizzero vuole entrare in Italia :
O ha un motivo inderogabile di lavoro (si deve convincere il finanziere alla dogana che il motivo è inderogabile il quale, se convinto, vi farà firmare dei moduli) 
Oppure per problemi di salute ha un appuntamento su una struttura ospedaliera italiana.
Se le aperture delle frontiere fossero già state fatte e non come conseguenza di tavoli di lavoro a cui non si partecipa, ma come conseguenza di un ragionamento logico e legittimo, si sarebbero ottenuti risultati notevoli quali evitare che Svizzeri e Tedeschi prenotassero le loro vacanze in Croazia, il mantenimento dei rapporti delle attività di investimento estero che di fatto sono state azzerate e che difficilmente ripartiranno. Ma per farlo ci sarebbe voluto coraggio e lungimiranza, coraggio e lungimiranza.
Durante questa settimana ci saranno degli incontri tra Berna e Roma per capire come affrontare la questione anche se, dice Daniel Bach, sarebbe molto colpito da una riapertura del canton Ticino, il che la dice lunga, staremo a vedere.

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