Luciano Benetton

Aspi come Ilva, storia già vista.

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Ci risiamo: appurato che la conduzione di aziende strategiche statali lasciate in mano alla pubblica amministrazione porta al disastro, si è deciso di darle in mano ai privati. 

Un’operazione di M&A in questo caso risulterebbe possibile ma dovrebbe sottostare all’egida del governo.

Dopo alcuni anni ci si è accorti che il perseguimento dell’utile ha lasciato sul campo qualche piccolo effetto collaterale come ad esempio inquinamento (Ilva) non sufficiente manutenzione (Aspi).

Nel caso Ilva l’azione fatta è stata un bell’esproprio a cui é seguita una gestione commissariale disastrosa per poi approdare alla vendita a un competitor quantomeno…. distratto.

Con Aspi lo vedremo a breve.

In tutti e due i casi emerge il peccato originale: la totale assenza di controlli (de facto) da parte dello stato, manca un soggetto che abbia mezzi poteri e competenze in grado di vigilare in maniera efficace e indipendente sull’operato di queste aziende.

Ora il dibattito è focalizzato sull’uscita o meno della famiglia Benetton da Aspi, certo argomento pruriginoso che solletica odii ed invidie, rivalse e ripicche, ma che poco o nulla ha a che vedere con il futuro dell’azienda gestore delle autostrade.

Si perché se da un lato l’estromissione del gruppo di Ponzano avrebbe immediate e catastrofiche previsioni sull’immediato futuro del gruppo stesso, con tutti gli strascichi giudiziari che ne conseguirebbero, dall’altro lo status quo riproporrebbe gli stessi problemi o conflitti per il prossimo gestore sia esso pubblico o privato.

Lo è stato per Alitalia, lo è per Ilva, lo sarà per Aspi.

Le ristrutturazioni fanno male specie se invece di operare su aziende che appartengono al libero mercato si devono mettere le mani su carrozzoni. Operazioni di M&A fatte su un libero mercato avrebbero come naturale conseguenza vere ristrutturazioni, con gli svantaggi e i vantaggi che esse comportano.

Del resto come è vero che non è il mestiere di CDP fare il vettore aereo è altrettanto vero che produrre laminati a caldo non è cosa da semplici commissari.

Difficile crede che quella di Aspi si trasformi in una opportunità per ridefinire il ruolo del pubblico e del privato, bilanciando le due posizione, rendendo il loro rapporto equo sostenibile e proficuo per i contribuenti.

Più facile pensare alla già vista pantomima, di fatto un esproprio tout court, l’ingresso di soggetti graditi all’attuale governo, conduzione altalenante, e tra un po di anni ci diremo che si stava meglio quando si stava peggio, nel frattempo se ne saranno andati un bel po di miliardi tra il silenzio assoluto come è accaduto per decenni per Alitalia, come è accaduto per l’Ilva come accadrà per Aspi anche se per quest’ultima basta aumentare il pedaggio, infatti per Ilva e Alitalia se il biglietto o l’acciaio costa troppo puoi comprarlo da un altro, ma se vuoi andare in auto, da Venezia a Milano, senza invecchiare troppo, devi per forza passare di li.

Certo ormai per la famiglia Benetton Aspi sembra compromessa, c’è da dire anche che a livello mediatico e di comunicazione se la sono giocata malissimo.

Come si può pensare che chi ha surfato sul successo di united color vada poi a impelagarsi con gaffe di dimensioni clamorose dello stesso provocatore Toscani, o con il siparietto fatto assieme alle Sardine a Fabrica triste quanto inutile e dannoso tentativo di attrarre simpatie dai propri detrattori. Gli imprenditori trevigiani ci hanno fatto assistere al vademecum di come tirarsi la zappa sui piedi. Certo i gravi fatti intervenuti sono di dimensioni talmente ampie che probabilmente non saranno certo state le ultime cadute di tono a fare da ago della bilancia, ma se da anche testate amiche ti arrivano cannonate a palle incatenate una domanda uno se la deve porre.

Ormai però il tempo delle domande sembra essere finito a breve avremo le risposte.

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